Partito democratico

15 Marzo 2018

Mazzantini all’assemblea territoriale dell'Empolese Valdelsa: “Umiltà e unità”

Si è svolta ieri, mercoledì 14 marzo, alla la Fondazione I Care di Fucecchio l’assemblea territoriale del Partito democratico dell’Empolese Valdelsa. 

All’ordine del giorno i risultati della tornata elettorale del 4 marzo.

 

Nella relazione di apertura Jacopo Mazzantini, segretario del Pd Empolese Valdelsa, ha tracciato l’analisi del voto e il dopo elezioni: “Inizio con un doveroso e sentito ringraziamento a tutti voi per l’impegno profuso in questa campagna elettorale. Non voglio che il risultato lo faccia dimenticare.

Sento innanzitutto il bisogno di evidenziare come il 4 marzo abbia rappresentato, allo stesso tempo, la fine della più densa stagione di governo e di riforme per il Partito democratico e la più grande sconfitta elettorale della storia del centrosinistra.

Il voto ci consegna un mutamento così radicale nella sua portata, da non poter ridurre le analisi a un capro espiatorio, né a risposte semplicistiche.

Con questo non voglio nascondere che un ruolo lo ha avuto certamente anche la leadership, perché nonostante lo sforzo di costruire un messaggio elettorale che mettesse al centro la squadra e non il segretario, molti hanno indubbiamente associato al voto o non voto al Pd, l'idea di un voto o non voto a Matteo Renzi.  

Per questo motivo credo che la scelta del nostro segretario Matteo Renzi di dimettersi e lasciare ad altri anche la gestione delle consultazioni sia stato un atto giusto, dovuto e coerente con la sua figura politica.

Ma non possiamo nemmeno ridurre le ragioni di una tale batosta soltanto a Renzi, perché il 4 marzo non è stato semplicemente sconfitto il Pd, ma un'intera area politica. 

Le ragioni sono piú complesse e profonde.

Nella trasformazione che si è messa in moto con la crisi del 2008 le destre si sono andate riposizionando ovunque nel mondo in modo molto più netto e chiaro delle sinistre soppiantando il neoliberismo anni '80 con le parole d'ordine di chiusura e protezione. La sinistra, invece, è apparsa inadeguata nel dar risposta ai mutamenti in atto.

E il Pd non fa più eccezione nel panorama europeo: il giudizio insufficiente che i cittadini hanno assegnato alle nostre risposte non era stato evidentemente da noi  compreso in tutta la sua portata ed ha premiato chi forniva risposte magari non realizzabili o non virtuose ma che, intanto, creavano la percezione di un linguaggio vicino ai problemi quotidiani e di misure che testimoniavano la individuazione delle reali priorità dei cittadini.

La Lega e il M5S hanno raccolto e fatte proprie le richieste di aiuto e di tutela avanzate da un popolo sempre più vasto, riuscendo a tradurle in politica. Inoltre, hanno rappresentato il popolo contro l'establishment.

Con ciò non dobbiamo certo inseguire Salvini e Di Maio nel loro campo, su tali temi, ma anzi dobbiamo costruire, attraverso un confronto ampio, un campo nostro, alternativo, un progetto politico di sinistra, riformista e di governo, con proposte chiare e un linguaggio semplice.

Prima però, serve una vera e propria campagna del tesseramento che si sostanzi in una grande campagna di ascolto tra la gente, nelle case del Popolo e prosegua con Feste de l'Unità che siano soprattutto momenti di confronto con le associazioni, i sindacati, il terzo settore, le categorie economiche e quelle che più ci hanno manifestato il loro dissenso, a partire dagli insegnanti.

Insomma, dobbiamo riavvicinarci ad un certo pezzo di popolo, che un tempo si considerava del PD e che il 4 marzo se n'è andato altrove.

Sarà un percorso faticoso, intenso, non facile, ma non abbiamo alternative.

Serviranno umiltà e unità.

Umiltà, prima di tutto. La nostra iniziativa politica futura dovrà caratterizzarsi per comportamenti diversi prima ancora che per contenuti nuovi.

Dobbiamo riconoscere con sincerità che l'accusa più diffusa e frequente che ci siamo sentiti rivolgere durante tutta la campagna elettorale non era tanto o solo sui contenuti delle riforme attuate, ma sui comportamenti. 

Dobbiamo prendere atto che non siamo apparsi e, dunque, non siamo stati avvertiti come inclusivi, che invece è il compito proprio di chi si assume la responsabilità del Governo.

Dobbiamo dirci con franchezza che la logica della ricerca del nemico è quella che ci ha più contraddistinto.

Una logica che inizialmente è apparsa vincente, in un Paese stanco della incapacità di assumere le decisioni da parte dei propri governanti, ma che alla fine ha messo in fila così tanti nemici, che il nemico di tutti siamo diventati noi. Si è creata l'idea di una entità da abbattere come missione collettiva e quella entità era il PD con il suo Segretario.

Dobbiamo ripartire dall'umiltà, quindi, ma, parallelamente, anche da una UNITA' da ritrovare.

Perché l'altra debolezza che ci ha accompagnato dal 2012 ad oggi è stata quella costante, quotidiana, fortissima litigiosità interna, che se non cessa immediatamente e non riconverte quella energia negativa in energia positiva per fare le cose che dicevo prima, rischia di portarci all'autodistruzione.

Partiamo dal nuovo segretario. Facciamo lo sforzo di individuare un candidato unitario di primo piano, una figura capace, che incarni le caratteristiche che in questo momento servono al partito, utilizzo i prossimi mesi per investire tutti insieme in un nuovo progetto futuro.

Abbiamo il tempo stavolta.

Agli altri spetta ora, del resto, di occuparsi del governo del Paese.

I cittadini hanno votato in larga maggioranza centrodestra e 5 stelle (che hanno ottenuto i ¾ dei seggi) e lo hanno fatto sulla base di programmi chiari e analoghi: revisione delle aliquote, espulsione di tutti i migranti non regolari, reddito di cittadinanza a chi non lavora, eliminazione della Fornero e tiepidezza se non contrarietà all'Europa e all'Euro.

Ora, qualsiasi governo nascesse non potrà che realizzare almeno alcuni di questi obiettivi "qualificanti". 

Cosa c'entra allora il Partito Democratico con questi punti programmatici?! 

Chiariamo un punto che dovrebbe essere banale ma che in questi giorni non lo è quasi mai stato: la responsabilità di governare ce l’hanno quelle forze che vincono le elezioni, non quelle che perdono. 

Nel 2013 eravamo il primo gruppo parlamentare e siamo andati a chiedere l’appoggio ai 5 stelle, che ci sbeffeggiarono in streaming. Buttammo giù il rospo e facemmo un Governo con il centrodestra mettendo al primo posto la stabilità di governo e quindi il Paese. Ora tocca ad altri fare altrettanto”.

 

L’assemblea, molto partecipata, ha visto l’alternarsi di molti interventi e approvazione all’unanimità di un documento che ribadisce la contrarietà a un governo con forze politiche avverse al Pd e l’impegno del partito per il recupero e l’ampliamento del proprio consenso , attraverso varie azioni sul territorio.

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